Perdono Bonino e Bresso.Vince il partito dell’astensione. La sinistra senza scusanti
Lunedì 29 Marzo 2010 23:50
Editoriale di Alessandro Cardulli
tratto da Dazebao.0rg
Per ore e ore i leader dei partiti hanno occupato gli schermi televisivi dando una pessima prova. Ognuno ha tirato dalla sua i risultati, tutti hanno vinto, tutti hanno perso. Tutti in attesa di sapere chi fra la Bonino e la Polverini nel Lazio, la Bresso e Cota in Piemonte avrebbe prevalso.
Non saremo noi a sottovalutare il valore e il significato del risultato. Bonino e Bresso sono state sconfitte dopo un alternarsi di sorpassi. Un dato negativo in un quadro che vede, alla fine, il centrosinistra mantenere sette delle undici regioni che amministrava ma, il rovescio della medaglia, ne perde quattro.
I partiti dell’opposizione non possono consolarsi con il fatto che, ancora, prevalgono per sette a sei. Per questo, abbiamo avuto la sensazione di assistere al gioco delle tre carte. Ognuno ha scelto i dati con cui confrontare il risultato che si andava delineando. Ma ci si è buttati a tuffo. Alla fine, seguendo i ragionamenti, si fa per dire, che abbiamo ascoltato per ore e ore, mentre i conduttori delle dirette davano un colpo al cerchio e uno alla botte, abbiamo tratto una nostra conclusione: hanno perso tutti, ha vinto il Partito dell’astensione.
E in un mare di elettori che non si sono presentati alle urne, sfiduciati da tutto e tutti, chi ne ha tratto vantaggio è stata la Lega. Nel Veneto sorpassa il Pdl, in Lombardia lo avvicina, in Piemonte riesce a far eleggere perfino Cota, trova spazi in Emilia, in Toscana.
Un disegno reazionario
La Padania prende forma, il federalismo alla Bossi si avvale di un disegno reazionario che fa da battistrada e che, al tempo stesso, ne sia il mallevadore, a quel potere assoluto che Berlusconi vuole ottenere a tutti i costi smantellando la Costituzione. E si torna così al fatto che su poco più di quaranta milioni di aventi diritto al voto, ben 14 milioni 609 mila non si sono presentati alle urne. Questo è il dato di fondo. Un segnale di un profondo malessere, che sfocia in una protesta silenziosa, che spinge milioni di persone a lasciare il campo, a ritirarsi magari per leccarsi le ferite profonde prodotte da una crisi economica che sconvolge la vita di tante famiglie. Quando per mesi, anni, il capo del governo si fa promotore di una deregulation selvaggia, destabilizza con parole, atti e leggi, gli organi di garanzia, pilastri della Costituzione, quando le regole democratiche vengono considerate niente più che vuoti e inutile formalismi, il risultato è quello che è sotto gli occhi di tutti. Ancor prima della conta delle Regioni, che vanno agli uni e agli altri, sarebbe stato importante dare risposte a quel 36 per cento di elettori che hanno disertato le urne. Riposte che anche la sinistra, o meglio il centro sinistra, non ha saputo dare.
La resistenza non è sufficiente
Se è vero che l’opposizione ha resistito all’ondata reazionaria, non è stata sbaragliata dalle armate berlusconiane, non ha ceduto significativi punti di resistenza democratica, importanti regioni come Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Basilicata, gli assi portanti, storici si può dire, del centro sinistra e con queste la Puglia, dove i cittadini hanno deciso chi era il candidato, Nichi Vendola e, poi, lo hanno votato. la Liguria dove man mano che arrivavano i dati reali si confermava il presidente uscente Burlando. Ma la situazione del paese era così compromessa che la resistenza non era sufficiente. La sinistra non è riuscita a diventare un punto di attrazione, la sintesi di proteste, proposte, lotte. Non ha scusanti per non essere riuscita a presentarsi come una reale alternativa alla malefica alleanza Pdl-Lega.
Un progetto e un’identità
Occorreva un disegno strategico, un progetto, una identità politica, da “offrire” ad un elettorato stanco, apatico. Occorreva una scossa, che non c’è stata. Occorreva respingere una campagna nel corso della quale la destra non ha lasciato niente di intentato, con Berlusconi che per una decina di giorni si è appropriato dei mezzi di comunicazione, con una Lega che ha giocato tutto, sventolando la bandiera del razzismo, indicando l’immigrato come il nemico da combattere, parlando alla pancia di tanti cittadini che hanno paura per il loro futuro. Le manifestazioni, le iniziative, le lotte di questi ultimi mesi sono un segnale importante. Si è aperto un percorso. Ma ancora le forze che si oppongono al berlusconismo sono troppo frammentate, a volte in lite aperta, come è avvenuto in alcune regioni. Il risultato ottenuto dalle liste del Movimento Cinque stelle che fanno capo a Grillo dovrebbero insegnare qualcosa. Capire perché in questo paese che ha sempre visto una grande partecipazione alle elezioni è il punto di partenza per guardare al futuro. Sapendo che Lega e Pdl, alla luce dell’astensionismo, dell’inerzia che caratterizza parti importanti della nostra società, costituiscono un pericolo reale, non solo annunciato. Ora vorranno passare ai fatti: le leggi ad personam sono in agguato insieme a quelle volute dalla Lega che intende stringere una specie di cintura di sicurezza attorno a Veneto, Piemonte e Lombardia e da qui portare l’assalto definitivo alla Costituzione, cambiando la forma e la sostanza dello Stato.