Sinistra in libertà, manca il manuale d’istruzioni

di Alessandro Robecchi

su il manifesto del 15/11/2009

La recente scissione di Sinistra & Libertà ha provocato smarrimento. Proprio così: smarrimento del libretto delle istruzioni. E ora chi lo sa come diavolo si installano tutte queste componenti? Leggo con angoscia che la componente socialista (Psi) è l’unica a detenere la password del sito del partito. Mi chiedo quale componente ha la chiave del box, e dove i fuoriusciti del Pdci metteranno il motorino, e se i Mussiani finalmente usciranno dal bagno dove stanno ormai da due ore. Mi sfugge al momento la posizione dei Faviani di Sinistra Democratica, ho provato a collegarli agli ex Pdci ed è saltata la luce, meno male che c’è il salvavita. Quanto agli ex di Rifondazione, la dialettica interna li spinge all’alleanza con il Sole che Ride con l’intento programmatico di avere lo sconto per comitive al cinema (bastano sei dirigenti). Non è chiaro però se le trattative siano in mano ai Vendoliani di sinistra o ai Vendoliani di centro, il che accresce le tentazioni post-vendoliane di un ritorno alla natura e al ballare nudi nelle notti di luna piena.
Il clima è rovente e le accuse si accavallano. Due nenciniani sono stati attaccati dai cinghiali in Toscana. Nel Lazio l’ex senatore Falomi ha smentito l’esistenza di Falomiani, «a meno che mia moglie non mi abbia tenuto all’oscuro». Vedo all’orizzonte anche qualche problema di carta intestata: si pensa a un nuovo nome per il partito: SinistraEcologiaeLibertà.it, oppure SinistraEcologiaLibertàRestiamoUniti.it, oppure ancora SinistraEcologiaLibertàePassaLaCanna.it. Quel che conta, si dice, è incidere sulla società. Incidere profondamente e lasciare un segno, almeno nella prossima edizione del Guinness dei Primati.
Prego gli affezionati lettori di non insultarmi accusandomi di appartenere a Rifondazione, o al Pdci, o al Pd, ai Riformisti Uraniani della Terza Luna, o a Scientology, o ai Sansonettiani Rinati del Settimo Giorno. Piuttosto, se trovate il manuale di istruzioni, mandatemelo!

“Io ne ho viste cose, che voi ‘umani’ non potreste neanche
immaginare. Ho visto uno spazio abbandonato restituito alla comunita’, ho visto bambini frequentare il doposcuola e le attivita’ sociali al CPO Experia anziche’ restare nel degrado di un quartiere abbandonato dalle istituzioni.
Ho visto manifestazioni culturali multietniche, spettacoli teatrali e musicali, mostre, corsi di altissimo livello al CPO Experia, laddove il quartiere offre so lamente sale giochi, carnazzerie, degrado ed incuria.
Ho visto ragazzi volenterosi rimboccarsi le maniche e lavorare giorno per giorno creando uno spazio magico, punto di
riferimento per attivita’ sociali e cultura li vitali per un quartiere che, senza il CPO Experia, ha ben poco da offrire. E tutti questi momenti andranno perduti nel tempo…
come lacrime
nella pioggia…
E’ tempo di… REAGIRE!”

Riccardo Orioles scrive: “Poco fa (5:30am, NdR) la polizia ha sgomberato il centro popolare “Experia”, un vecchio cinema (di proprieta’ della Regione) che da diciassette anni costituiva uno dei pochi posti di aggregazione dei quartieri popolari catanesi. I ragazzi lo avevano ristrutturato completamente, trasformando il locale fatiscente nel centro propulsore di attivitX civili – doposcuola, giocoleria, sport, ecc. – che contrastavano
efficacemente la presenza mafiosa nei quartieri, dove l’Experia costituiva una pochissime zone libere da boss e droga. Le forze dell’ordine sono arrivate all’alba, caricando con violenza e senza preavviso. Mi segnalano diversi ragazzi feriti. Lo sgombero e’ stato deciso dal dottor Serpotta, magistrato
catanese non particolarmente distintosi nell’attivita’
antimafia, e preceduto da una campagna di stampa di Alleanza Nazionale, che a Catania governa da anni coi risultati che
conosciamo. E’ una giornata difficile per l’esile democrazia catanese e i giovani dell’Experia fanno appello alla
solidarieta’ di tutti i democratici e gli antimafiosi.
– Riccardo Orioles”

I fratelli e le sorelle del Freaknet MediaLab, del Poetry
Hacklab e di Dyne.org sono esterrefatti ed allucinati da quanto accaduto stamattina. Diciassette anni di cultura, antimafia, attivita’ sociali, corsi, iniziative di altissimo livello
spazzate via in un’attimo dalla decisione di quel magistrato che da anni pare avere il chiodo fisso dei Centri Sociali.

Appare probabile l’ipotesi che la richiesta di sgombero del
centro sociale sia partita dall’attuale Sovrintendente ai Beni Culturali di Catania, Gesualdo Campo, che nel 1999 diede il suo benestare alla Facolta’ di Giurisprudenza per i lavori da
effettuare nell’area della Purita’ (nella parte esterna del CPO Experia), pur sapendo che si trattava di un luogo contenente reperti archeologici di grande rilevanza per la storia della cittX. Contro questo scempio si e’ battuto il CPO Experia, insieme al comitato Antico Corso, perche’ nell’area espropriata da Giurisprudenza nascesse una bambinopoli e fosse creato un Parco Archeologico per valorizzare i ritrovamenti. Forse e’ per questa sua vittoria personale che il dottor Campo stamane
assisteva compiaciuto alle ripetute cariche delle forze
dell’ordine: quello che noi sappiamo per certo e’ che si
e’trattato dell’ennesima sconfitta di una citta’ soffocata dal degrado.

Il nostro sdegno verso questa operazione e’ altissimo, la nostra solidarieta’ ed il nostro affetto vanno alle Compagne ed ai
Compagni del CPO Experia, a tutti coloro che sostengono gli
spazi liberi e le TAZ ed a tutti quelli che, come noi, credono in un futuro fatto di Antimafia, Antifascismo, Cultura, Liberta’ e Condivisione.

Noi pretendiamo l’immediata restituzione degli spazi sgomberati a chi in questi 17 anni ha dimostrato con i fatti di saperli gestire al meglio, cioe’ ai Compagni ed alle Compagne del CPO Experia.

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Wordle: internazionale di Fortini

A proposito d’Ivan Della Mea

di Pilade Cantini

su redazione del 14/06/2009

Non dovevi morire proprio ora
compagno Ivano, come ti chiamavo
venticinquanni dopo Berlinguer
e pochi giorni
dopo una sconfitta
era già tanto triste il comunista,
e proprio ora, poi, non c’è ragione
ora che anch’io c’ho la cara moglie
che come me c’ha l’odio del padrone
delle sue voglie
sempre soddisfatte.

Non dovevi morire proprio ora
compagno mio, che mossa fuori moda
e un canto rosso in cielo s’alzi e d’oda
per noi che ci s’arrende
manco morti
perché son troppi i torti
che trovano diritto in questo mondo
che dicono rotondo
ma che contro di noi si fa quadrato
e gli angoli ci bucano
il pensiero.

Non dovevi morire proprio ora
Ivano, ascolta me, fai retromarcia
dillo alla Clara, che c’ha la patente
tra tanta gente
marcia, gonfia d’ipocrisia
che fai, pigli e vai via
proprio te?
fammi il piacere, vai, dai retta a me
ripensaci e ritorna sulla scena
si canta una mezzora
si ragiona
e verso mezzanotte si va a cena.

Pilade Cantini, 14/06/2009

insurrezione vittoriosa

insurrezione vittoriosa

il primo maggio di quest’ anno si intitola -citando il Vasco nazionale -il mondo che vorrei. Si lavora per una futura composizione dal titolo “prendere il potere subito”.
“Il mondo che vorrei” e’ anche il titolo della raccolta fondi promossa dall’Associazione Isi Onlus di CGIL, CISL e UIL e finalizzata all’istituzione di borse di studio destinate agli orfani dei morti sul lavoro.

Si contribuisce mandano un sms al numero 48585

Δεν θα πληρώσουμε εμείς την κρίση σας!

Finiamola con il liberismo e le «socialdemocrazie reali»
BERLINO
Finiamola con il liberismo e le «socialdemocrazie reali»
Sinistre d’Europa unite o quasi. Il programma comune per il 2009
Guido Ambrosino
BERLINO

tratto da il manifesto 30/11/2008

La sinistra europea, unione di partiti socialisti e comunisti nonché della sinistra verde del Nordeuropa, ha presentato ieri non solo un simbolo, ma per la prima volta anche un programma comune per le elezioni del prossimo anno: un documento di radicale opposizione ai dogmi liberisti che hanno dominato negli ultimi decenni le politiche dell’Unione (europea). Nel mezzo di una «crisi di sistema», propone di uscirne a sinistra, con misure di redistribuzione del reddito verso il basso e di stabilizzazione del lavoro precario. E in politica estera annuncia battaglia contro la militarizzazione del continente all’ombra della Nato.
Per la conferenza che ha discusso il programma non si poteva trovare luogo più adatto: il cinema Babylon – tanto per alludere alla varietà di culture politiche della sinistra europea – sulla via Rosa Luxemburg, all’angolo con la piazza intestata anch’essa alla rivoluzionaria tedesca. Vi si affacciano il teatro Volksbühne, che guarda caso ha in cartellone Brecht, e la Karl-Liebknecht-Haus, già sede del partito comunista negli anni di Weimar e ora sede della Linke. Camminando su questa piazza si possono leggere citazioni della Luxemburg, incise su nastri di metallo disposti di traverso sui marciapiedi e sul selciato. Questa piazza rimanda immediatamente alla storia della sinistra europea e alle sue tragedie: altre «crisi di sistema», sconfitta l’opzione socialista, sono già finite nella barbarie della guerra o nel fascismo.
Se ne sente un’eco nella piattaforma programmatica presentata ieri: «L’Europa è a un bivio. O prosegue la sua politica capitalista, approfondendo la sua crisi finanziaria, economica e energetica. O si trasforma in uno spazio di sviluppo compatibile e di giustizia sociale, di pace e cooperazione, di parità tra donne e uomini, di partecipazione democratica».
La sinistra europea chiede «il controllo statale e sociale del sistema bancario e finanziario». Vuole che al patto di stabilità, che ora impone alla banca europea di combattere solo l’inflazione per non compromettere il valore dell’euro, si sostituisca «un patto per la crescita, la piena occupazione la sicurezza sociale e la tutela dell’ambiente». Rivendica la «risocializzazione dei beni comuni» e di settori economici, sociali, culturali di valore fondamentale: istruzione, assistenza ai bambini e agli anziani, salute, acqua, energia, trasporti, posta.
Il documento parla al movimento italiano nelle scuole e nelle università, spiegando che «bisogna invertire la direzione di marcia del processo di Bologna, ovvero la subordinazione di scuola, università e ricerca agli interessi dell’economia privata e del mercato», perché «l’istruzione è un diritto umano».
E insiste sulla smilitarizzazione della politica estera. Giudica «necessario» il ritiro della Nato e delle coalizioni a guida Usa dall’Iraq e dall’Afghanistan. Chiede lo scioglimento della Nato e la chiusura delle basi Usa in Europa. Ovvia la contrarietà a nuovi sistemi antimissile» in Polonia e nella Repubblica ceca, come alla costruzione di nuove basi a Vicenza in Italia, in Bulgaria e in Romania.
Dal palco del Babylon per Rifondazione comunista parla Paolo Ferrero, partendo dalla cronaca di questi giorni: l’esplosione di violenza e di terrore in India, cui non si può rispondere se non smilitarizzando i conflitti. Ma anche l’assalto della folla alle merci in svendita di un grande magazzino non lontano da New York, costato la vita a un commesso travolto: «Guai se passasse l’idea che di fronte alla crisi ognuno deve salvarsi da sé. C’è il rischio di una guerra tra poveri, che trascinerebbe con sé razzismo e fascismo. Il vero conflitto è verticale, tra basso e alto, per la ridistribuzione dei redditi, la stabilizzazione del lavoro, per la riconversione ecologica».
Il programma di Berlino, polemico nei confronti delle «socialdemocrazie reali» considerate parte del complotto liberista e non della soluzione, piacerà in Italia anche al Pdci, associato come osservatore alla sinistra europea, e forse anche al Partito comunista dei lavoratori e a Sinistra critica. Si potrebbe fare una lista anche con loro? «Si potrebbe – spiega un delegato italiano – ma con il rischio di una scissione con Vendola, con tanti saluti per l’unità a sinistra». Finezze di casa nostra, valle a spiegare a un berlinese

DIARIO DELLA CRISI
La vittima dello shopping selvaggio
Giulia d’Agnolo Vallan
da il manifesto 30 11 2008

Trent’anni fa, nel suo magnifico, e magnificamente
profetico, La notte dei morti viventi George Romero ci mise di fronte
allo spettacolo di un esercito di zombie che prendeva d’assalto un
centro commerciale. Il primo istinto una volta nell’adilà, secondo uno
dei massimi umoristi d’America? Comprare, anche quando non ci serve
più. Il sanguinario quadretto romeriano (che sarebbe piaciuto da matti
a Mark Twain) era riferito al boom dei consumi dei Seventies, da cui
sarebbe sfociata l’era di Ronald Reagan. Ma l’immagine torna di
straordinaria attualità questo week end, alla vista delle masse
impegnate nel rito annuale del Black Friday. Cariche di consumatori,
attratti dai prezzi stracciati, all’arrembaggio dei negozi, il venerdì
che segue il Ringraziamento sono di norma. Tradizionalmente, non è una
folla docile: liti per l’ultima bambola sullo scaffale, contusioni
varie e svenimenti per mancanza d’aria sono normali. Come le file che
iniziano a formarsi già la sera prima di fronte agli ingressi delle
outlet suburbane: JC Penney, Circuit City, Wal Mart, Best Buy…
Ma
quest’anno, dopo aver appena visto gli americani mettersi pazientemente
in coda per votare, e nel mezzo della maggiore crisi economica dalla
Grande Depressione, Black Friday ha un sapore più surreale del solito.
Non sono ancora usciti i dati sulle vendite (si aspetta la fine del
week end e il Cyber Monday – una nuova trovata di marketing che
coincide – pare- con il via agli acquisti natalizi via Internet) ma è
consenso comune che rifletteranno un calo. Che molte catene di negozi
sono sull’orlo della chiusura. Intervistati dalle tv locali nei
corridoi di shopping mall e magazzini, i compratori impegnati nel rito
riscontravano meno gente del solito. Molti dicevano di aver lasciato a
casa la carta di credito e di essere lì per acquistare «lo stretto
necessario». In realtà, dalle prime informazioni sembra che gli oggetti
più gettonati siano stati televisori al plasma, I-pod ed elettronica in
generale. Il New York Post citava anche maglioncini di cashmere e dei
popolarissimi stivali australiani Ugg.
In altre parole, l’orda di
2000 persone che ha calpestato a morte un impiegato di Wal Mart, a Long
Island, non stava irrompendo nel negozio per assicurarsi un filone di
pane o una coperta. O un cacciavite. E Nikki Nicely, 19 anni, che, dopo
una colluttazione (e con un occhio nero), è riuscita a strappare il
Samsung (scontato a 798 dollari da 1000) al grosso signore che cercava
di farlo suo, è meno vittima della crisi economica che della sindrome
zombie di Romero. Jditmytail Damour, il 34enne haitiano ucciso dalla
folla (che non si è fermata nemmeno mentre i soccorritori cercavano di
riportarlo in vita), lui sì che è una vittima della crisi: dopo aver
perso l’impiego qualche settimana fa, aveva rimediato un part time alla
Wal Mart (tra i giganti del retail, forse il più inumano nel
trattamento dei dipendenti) per il periodo delle feste. «Ma come! sono
in coda da ieri mattina!» protestavano seccati i compratori mentre la
polizia cercava di evacuare il negozio per portare via il suo cadavere.

http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode=player&cont_id=19331

Il brano fu portato in America da un musicista tzigano originario di Odessa
Ne esiste anche una versione operaia cantata dalle mondine dopo la guerra
Da ballata yiddish a inno partigiano
il lungo viaggio di Bella ciao
dal nostro inviato JENNER MELETTI

<B>Da ballata yiddish a inno partigiano<br>il lungo viaggio di Bella ciao</B><br>
BORGO SAN LORENZO – In fin dei conti, svelare un segreto è costato solo due euro. “Nel giugno del 2006 ero al quartiere latino di Parigi, in un negozietto di dischi. Vedo un cd con il titolo: “Klezmer – Yiddish swing music”, venti brani di varie orchestre. Lo compro, pagando appunto due euro. Dopo qualche settimana lo ascolto, mentre vado a lavorare in macchina. E all’improvviso, senza accorgermene, mi metto a cantare “Una mattina mi son svegliato / o bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao…”. Insomma, la musica era proprio quella di Bella ciao, la canzone dei partigiani. Mi fermo, leggo il titolo e l’esecutore del pezzo. C’è scritto: “Koilen (3′.30) – Mishka Ziganoff 1919″. E allora ho cominciato il mio viaggio nel mondo yiddish e nella musica klezmer. Volevo sapere come una musica popolare ebraica nata nell’Europa dell’Est e poi emigrata negli Stati Uniti agli inizi del ‘900 fosse diventata la base dell’inno partigiano”.

E’ stata scritta tante volte, la “vera storia di Bella ciao”. Ma Fausto Giovannardi, ingegnere a Borgo San Lorenzo e turista per caso a Parigi, ha scoperto un tassello importante: già nel 1919 il ritornello della canzone era suonato e inciso a New York. “Come poi sia arrivato in Italia – dice l’ingegnere – non è dato sapere. Forse l’ha portato un emigrante italiano tornato dagli Stati Uniti. Con quel cd in mano, copia dell’incisione del 1919, mi sono dato da fare e ho trovato un aiuto prezioso da parte di tanti docenti inglesi e americani. Martin Schwartz dell’università della California a Berkeley mi ha spiegato che la melodia di Koilen ha un distinto suono russo ed è forse originata da una canzone folk yiddish. Rod Hamilton, della The British Library di Londra sostiene che Mishka Ziganoff era un ebreo originario dell’est Europa, probabilmente russo e la canzone Koilen è una versione della canzone yiddish “Dus Zekele Koilen”, una piccola borsa di carbone, di cui esistono almeno due registrazioni, una del 1921 di Abraham Moskowitz e una del 1922 di Morris Goldstein. Da Cornelius Van Sliedregt, musicista dell’olandese KLZMR band, ho la conferma che Koilen (ma anche koilin, koyln o koylyn) è stata registrata da Mishka Ziganoff (ma anche Tziganoff o Tsiganoff) nell’ottobre del 1919 a New York.

Dice anche che è un pezzo basato su una canzone yiddish il cui titolo completo è “the little bag of coal”, la piccola borsa di carbone”.

Più di un anno di lavoro. “La Maxwell Street Klezmer Band di Harvard Terrace, negli Stati Uniti, ha in repertorio “Koylin” e trovare lo spartito diventa semplice. Provo a suonare la melodia… E’ proprio la Koilen di Mishka Tsiganoff. Ma resta un dubbio. Come può uno che si chiama Tsiganoff (tzigano) essere ebreo? La risposta arriva da Ernie Gruner, un australiano capobanda Klezmer: Mishka Tsiganoff era un “Cristian gypsy accordionist”, un fisarmonicista zingaro cristiano, nato a Odessa, che aprì un ristorante a New York: parlava correttamente l’yiddish e lavorava come musicista klezmer”. Del resto, la storia di Bella ciao è sempre stata travagliata. La canzone diventa inno “ufficiale” della Resistenza solo vent’anni dopo la fine della guerra.

“Prima del ’45 la cantavano – dice Luciano Granozzi, docente di Storia contemporanea all’università di Catania – solo alcuni gruppi di partigiani nel modenese e attorno a Bologna. La canzone più amata dai partigiani era “Fischia il vento”. Ma era troppo “comunista”. Innanzitutto era innestata sull’aria di una canzonetta sovietica del 1938, dedicata alla bella Katiuscia. E le parole non si prestavano ad equivoci. “Fischia il vento / infuria la bufera /scarpe rotte e pur bisogna andar / a conquistare la rossa primavera / dove sorge il sol dell’avvenir”. E così, mentre stanno iniziando i governi di centro sinistra, Bella ciao quasi cancella Fischia il vento. Era politicamente corretta e con il suo riferimento all'”invasor” andava bene non solo al Psi, ma anche alla Dc e persino alle Forze armate. Questa “vittoria” di Bella ciao è stata studiata bene da Cesare Bermani, autore di uno scritto pionieristico sul canto sociale in Italia, che ha parlato di “invenzione di una tradizione”. E poi, a consacrare il tutto, è arrivata Giovanna Daffini”.

La “voce delle mondine”, a Gualtieri di Reggio Emilia nel 1962 davanti al microfono di Gianni Bosio e Roberto Leydi aveva cantato una versione di Bella Ciao nella quale non si parlava di invasori e di partigiani, ma di una giornata di lavoro delle mondine. Aveva detto che l’aveva imparata nelle risaie di Vercelli e Novara, dove era mondariso prima della seconda guerra mondiale. “Alla mattina, appena alzate / o bella ciao, bella ciao, ciao, ciao / alla mattina, appena alzate / là giù in risaia ci tocca andar”. “Ai ricercatori non parve vero – dice il professor Granozzi – di avere trovato l’anello di congiunzione fra un inno di lotta, espressione delle coscienza antifascista, e un precedente canto del lavoro proveniente dal mondo contadino.

La consacrazione avviene nel 1964, quando il Nuovo Canzoniere Italiano presenta a Spoleto uno spettacolo dal titolo “Bella ciao”, in cui la canzone delle mondine apre il recital e quella dei partigiani lo chiude”. I guai arrivano subito dopo. “Nel maggio 1965 – cito sempre il lavoro di Cesare Bermani – in una lettera all’Unità Vasco Scansani, anche lui di Gualtieri, racconta che le parole di Bella ciao delle mondine le ha scritte lui, non prima della guerra, ma nel 1951, in una gara fra cori di mondariso, e che la Daffini gli ha chiesto le parole. I ricercatori tornano al lavoro e dicono che comunque tracce di Bella ciao si trovano anche prima della seconda guerra. Forse la musica era presente in qualche canzone delle mondine, ma non c’erano certo le parole cantate dalla Daffini, scritte quando i tedeschi invasor erano stati cacciati da un bel pezzo dall’Italia”. “Una mattina mi sono alzata…”.

Fino a quando ci sarà ricordo dei “ribelli per amore”, si alzeranno le note di Bella Ciao, diventato inno quando già da anni i partigiani avevano consegnato le armi. “Bella Ciao? Forse le cantavano – dice William Michelini, gappista, presidente dell’Anpi di Bologna – quelli che erano in alta montagna. Noi gappisti di città e partigiani di pianura, gomito a gomito con fascisti e nazisti, non potevamo certo metterci a cantare”.

12 aprile 2008

23 marzo 2002 roma
vi ricorda nulla?
se vi dicessi che 6 anni fa un po’ di gente si vedeva a Roma per una passeggiata,
non forse non era una passeggiata, ma insomma di sicuro
non rincorrevamo cartelli elettorali spacciandoli per il sol dell’avvenir…….
si cambia.
sic ambia…
anzi,
solo sic.

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