DIARIO DELLA CRISI
La vittima dello shopping selvaggio
Giulia d’Agnolo Vallan
da il manifesto 30 11 2008
Trent’anni fa, nel suo magnifico, e magnificamente
profetico, La notte dei morti viventi George Romero ci mise di fronte
allo spettacolo di un esercito di zombie che prendeva d’assalto un
centro commerciale. Il primo istinto una volta nell’adilà, secondo uno
dei massimi umoristi d’America? Comprare, anche quando non ci serve
più. Il sanguinario quadretto romeriano (che sarebbe piaciuto da matti
a Mark Twain) era riferito al boom dei consumi dei Seventies, da cui
sarebbe sfociata l’era di Ronald Reagan. Ma l’immagine torna di
straordinaria attualità questo week end, alla vista delle masse
impegnate nel rito annuale del Black Friday. Cariche di consumatori,
attratti dai prezzi stracciati, all’arrembaggio dei negozi, il venerdì
che segue il Ringraziamento sono di norma. Tradizionalmente, non è una
folla docile: liti per l’ultima bambola sullo scaffale, contusioni
varie e svenimenti per mancanza d’aria sono normali. Come le file che
iniziano a formarsi già la sera prima di fronte agli ingressi delle
outlet suburbane: JC Penney, Circuit City, Wal Mart, Best Buy…
Ma
quest’anno, dopo aver appena visto gli americani mettersi pazientemente
in coda per votare, e nel mezzo della maggiore crisi economica dalla
Grande Depressione, Black Friday ha un sapore più surreale del solito.
Non sono ancora usciti i dati sulle vendite (si aspetta la fine del
week end e il Cyber Monday – una nuova trovata di marketing che
coincide – pare- con il via agli acquisti natalizi via Internet) ma è
consenso comune che rifletteranno un calo. Che molte catene di negozi
sono sull’orlo della chiusura. Intervistati dalle tv locali nei
corridoi di shopping mall e magazzini, i compratori impegnati nel rito
riscontravano meno gente del solito. Molti dicevano di aver lasciato a
casa la carta di credito e di essere lì per acquistare «lo stretto
necessario». In realtà, dalle prime informazioni sembra che gli oggetti
più gettonati siano stati televisori al plasma, I-pod ed elettronica in
generale. Il New York Post citava anche maglioncini di cashmere e dei
popolarissimi stivali australiani Ugg.
In altre parole, l’orda di
2000 persone che ha calpestato a morte un impiegato di Wal Mart, a Long
Island, non stava irrompendo nel negozio per assicurarsi un filone di
pane o una coperta. O un cacciavite. E Nikki Nicely, 19 anni, che, dopo
una colluttazione (e con un occhio nero), è riuscita a strappare il
Samsung (scontato a 798 dollari da 1000) al grosso signore che cercava
di farlo suo, è meno vittima della crisi economica che della sindrome
zombie di Romero. Jditmytail Damour, il 34enne haitiano ucciso dalla
folla (che non si è fermata nemmeno mentre i soccorritori cercavano di
riportarlo in vita), lui sì che è una vittima della crisi: dopo aver
perso l’impiego qualche settimana fa, aveva rimediato un part time alla
Wal Mart (tra i giganti del retail, forse il più inumano nel
trattamento dei dipendenti) per il periodo delle feste. «Ma come! sono
in coda da ieri mattina!» protestavano seccati i compratori mentre la
polizia cercava di evacuare il negozio per portare via il suo cadavere.
1322