Finiamola con il liberismo e le «socialdemocrazie reali»
BERLINO
Finiamola con il liberismo e le «socialdemocrazie reali»
Sinistre d’Europa unite o quasi. Il programma comune per il 2009
Guido Ambrosino
BERLINO
tratto da il manifesto 30/11/2008
La sinistra europea, unione di partiti socialisti e comunisti nonché della sinistra verde del Nordeuropa, ha presentato ieri non solo un simbolo, ma per la prima volta anche un programma comune per le elezioni del prossimo anno: un documento di radicale opposizione ai dogmi liberisti che hanno dominato negli ultimi decenni le politiche dell’Unione (europea). Nel mezzo di una «crisi di sistema», propone di uscirne a sinistra, con misure di redistribuzione del reddito verso il basso e di stabilizzazione del lavoro precario. E in politica estera annuncia battaglia contro la militarizzazione del continente all’ombra della Nato.
Per la conferenza che ha discusso il programma non si poteva trovare luogo più adatto: il cinema Babylon – tanto per alludere alla varietà di culture politiche della sinistra europea – sulla via Rosa Luxemburg, all’angolo con la piazza intestata anch’essa alla rivoluzionaria tedesca. Vi si affacciano il teatro Volksbühne, che guarda caso ha in cartellone Brecht, e la Karl-Liebknecht-Haus, già sede del partito comunista negli anni di Weimar e ora sede della Linke. Camminando su questa piazza si possono leggere citazioni della Luxemburg, incise su nastri di metallo disposti di traverso sui marciapiedi e sul selciato. Questa piazza rimanda immediatamente alla storia della sinistra europea e alle sue tragedie: altre «crisi di sistema», sconfitta l’opzione socialista, sono già finite nella barbarie della guerra o nel fascismo.
Se ne sente un’eco nella piattaforma programmatica presentata ieri: «L’Europa è a un bivio. O prosegue la sua politica capitalista, approfondendo la sua crisi finanziaria, economica e energetica. O si trasforma in uno spazio di sviluppo compatibile e di giustizia sociale, di pace e cooperazione, di parità tra donne e uomini, di partecipazione democratica».
La sinistra europea chiede «il controllo statale e sociale del sistema bancario e finanziario». Vuole che al patto di stabilità, che ora impone alla banca europea di combattere solo l’inflazione per non compromettere il valore dell’euro, si sostituisca «un patto per la crescita, la piena occupazione la sicurezza sociale e la tutela dell’ambiente». Rivendica la «risocializzazione dei beni comuni» e di settori economici, sociali, culturali di valore fondamentale: istruzione, assistenza ai bambini e agli anziani, salute, acqua, energia, trasporti, posta.
Il documento parla al movimento italiano nelle scuole e nelle università, spiegando che «bisogna invertire la direzione di marcia del processo di Bologna, ovvero la subordinazione di scuola, università e ricerca agli interessi dell’economia privata e del mercato», perché «l’istruzione è un diritto umano».
E insiste sulla smilitarizzazione della politica estera. Giudica «necessario» il ritiro della Nato e delle coalizioni a guida Usa dall’Iraq e dall’Afghanistan. Chiede lo scioglimento della Nato e la chiusura delle basi Usa in Europa. Ovvia la contrarietà a nuovi sistemi antimissile» in Polonia e nella Repubblica ceca, come alla costruzione di nuove basi a Vicenza in Italia, in Bulgaria e in Romania.
Dal palco del Babylon per Rifondazione comunista parla Paolo Ferrero, partendo dalla cronaca di questi giorni: l’esplosione di violenza e di terrore in India, cui non si può rispondere se non smilitarizzando i conflitti. Ma anche l’assalto della folla alle merci in svendita di un grande magazzino non lontano da New York, costato la vita a un commesso travolto: «Guai se passasse l’idea che di fronte alla crisi ognuno deve salvarsi da sé. C’è il rischio di una guerra tra poveri, che trascinerebbe con sé razzismo e fascismo. Il vero conflitto è verticale, tra basso e alto, per la ridistribuzione dei redditi, la stabilizzazione del lavoro, per la riconversione ecologica».
Il programma di Berlino, polemico nei confronti delle «socialdemocrazie reali» considerate parte del complotto liberista e non della soluzione, piacerà in Italia anche al Pdci, associato come osservatore alla sinistra europea, e forse anche al Partito comunista dei lavoratori e a Sinistra critica. Si potrebbe fare una lista anche con loro? «Si potrebbe – spiega un delegato italiano – ma con il rischio di una scissione con Vendola, con tanti saluti per l’unità a sinistra». Finezze di casa nostra, valle a spiegare a un berlinese