antifascismo


pubblicato su radio onda rossa

2 luglio, 2013 – 13:27

“Estrema destra”: nuovo libro di Guido Caldiron

Un redazionale con la redazione di Maldestra sull’estrema destra in Europa e in Italia.

Presentazione del libro di Guido Caldiron sulla strada al Parlamento: chi sono i protagonisti del nuovo fascismo mondiale? Lupi solitari o gruppi strutturati? Giovani esaltati o uomini di governo? Le loro idee si fermano agli slogan o possono tradursi in violenza? Populisti, xenofobi, identitari, i nuovi fascisti del Terzo millennio fomentano l’odio razziale e spesso cavalcano l’onda dell’antieuropeismo e del rifiuto del mondo globalizzato, “colpevole” ai loro occhi della grande crisi economica.  Radiondarossa ne parla con l’autore del libro e con l’ex redazione di Maldestra.

Articolo pubblicato su Vis-à-vis n°1 -1993

 

disponibile anche  su carmilla 123

 

Tratto da Contropiano.org

“Liberatevi delle Costituzioni antifasciste e sinistroidi”. A dirlo è la banca d’affari JP Morgan. Ecco da dove arrivano i suggerimenti alle riforme istituzionali che vogliono attuare anche nel nostro paese.
La rivelazione è del Wall Street-Italia di oggi ed è esplicita sia nella presentazione che nella traduzione del documento di 16 pagine diffuso dalla banca d’affari JP Morgan. La liquidazione delle Costituzioni ispirate all’antifascismo (declinato sia per il franchismo in Spagna che per i Colonnelli in Grecia) diventa un obiettivo dichiarato dei poteri forti finanziari. Certi discorsi ormai si sentono quotidianamente anche nell’agenda politica del nostro paese. L’austerità resterà nel panorama politico europeo ancora per molto tempo, dunque le garanzie non devono più far parte di questo mondo. Adesso è un pò più chiaro il perchè e a che cosa puntano.

Qui di seguito l’articolo riportato su Wall Street Italia di oggi 18 giugno 2013:

“Gli economisti del gigante finanziario americano JP Morgan lo dicono senza troppi fronzoli ai governi europei: “Dovete liberarvi delle vostre costituzioni sinistroide e anti fasciste”. Lo si legge in un documento di 16 pagine in cui vengono elencate le modifiche da apportare nell’area euro per riuscire a sopravvivere alla crisi del debito.
Oltre alla parte sul buon lavoro fatto sin qui, la sezione piu’ interessante riguarda il lavoro che resta ancora da fare in termini di deleveraging delle banche e di alleggerimento del debito sovrano e delle famiglie.
Le riforme strutturali piu’ urgenti, oltre a quelle politiche, sono secondo la banca quelle in termini di riduzione dei costi del lavoro, di aumento della flessibilita’ e della liberta’ di licenziare, di privatizzazione, di deregolamentazione, di liberalizzazione dei settori industriali “protetti” dallo stato.

Gli autori della ricerca osservano che nel cammino che porta al completamento degli accorgimenti da apportare alla propria struttura politico economica, l’area euro si trova a meta’ strada. Cio’ significa che l’austerita’ fara’ con ogni probabilita’ ancora parte del panorama europeo “per un periodo molto prolungato”.

L’analisi dei banchieri risale ormai a piu’ di due settimane fa. Stupisce vedere che non abbia ricevuto un’attenzione maggiore. Gli unici ad avere scritto qualcosa sono i giornalisti del Financial Times, che pero’ non fanno il benche’ minimo cenno alla parte piu’ ecltante, quella sulla costituzione.

Probabilmente l’idea che le grandi banche – in parte colpevoli per la crisi scoppiata in Usa ormai sei anni fa – anticipino altri anni di austerita’ e rigore non sarebbe stata accolta con grande favore dall’opinione pubblica e dai governi.

Nessuno si illude che l’austerity scompaia da un giorno all’altro e nemmeno spera che lo faccia a breve. Tuttavia, ai paesi che hanno fatto ricorso al programma di aiuti internazionali della Troika (FMI, Bce e Commissione Ue) sono state fatte concessioni. Come premio delle modifiche strutturali apportate, e’ stato offerto in cambio un alleggerimento degli impegni presi in materia di riduzione del debito.

E’ un peccato che l’analisi di JP Morgan non abbia ricevuto l’attenzione che meritava. Si tratta infatti del primo documento pubblico in cui dei banchieri ammettono francamente come la pensano su certi temi.

Il problema non e’ solo una questione di reticenza fiscale e di incremento della competivita’ commerciale, stando alla loro spiegazione, bensi’ anche di “eccesso di democrazia” che va assolutamente ridimensionato. L’elite finanziaria internazionale lascia intendere che se i paesi del Sud d’Europa vogliono rimanere aggrappati alla moneta unica devono rassegnarsi a rinunciare alla Costituzione.

DI SEGUITO UNA PARTE DEL DOCUMENTO ORIGINALE:

Quando la crisi è iniziata era diffusa l’idea che questi limiti intrinseci avessero natura prettamente economica: debito pubblico troppo alto, problemi legati ai mutui e alle banche, tassi di cambio reali non convergenti, e varie rigidità strutturali. Ma col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei paesi del sud, e in particolare le loro costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea. Quando i politici tedeschi parlano di processi di riforma decennali, probabilmente hanno in mente sia riforme di tipo economico sia di tipo politico. 

I sistemi politici della periferia meridionale sono stati instaurati in seguito alla caduta di dittature, e sono rimasti segnati da quell’esperienza. Le costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo.

I sistemi politici e costituzionali del sud presentano tipicamente le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo; e la licenza di protestare se vengono proposte sgradite modifiche dello status quo. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia).


Recenti spunti investigativi potrebbero condurre a una nuova apertura delle indagini sulla strage di piazza Fontana
Saverio Ferrari  –  il manifesto  –  13/12/2012

Che all’interno della Procura di Milano, dopo la riapertura delle nuove indagini sulla strage di piazza Fontana, agli inizi degli anni ’90 non tutti avessero remato nella stessa direzione, è un fatto. Lo stesso giudice istruttore Guido Salvini nella sua richiesta di rinvio a giudizio del febbraio 1998, con parole amare, sottolineò lo «scarsissimo sostegno dei dirigenti del Tribunale di Milano», in «silenzio» a fronte di sollecitazioni e «decine di segnalazioni scritte», come se «l’istruttoria non esistesse».  (altro…)

cattafi

 

II principe nero del Duemila

Antonio Mazzeo – (settembre 2012)

Mafia, eversione nera, contatti coi servizi deviati; cannoni fra Svizzera e Arabia, Santapaola, armi per gli attentati… Di tutto questo si parla quando si parla di Rosario Cattafi, il “boss dei boss” con capitale Barcellona. (altro…)

 

tratto da osservatorio democratico.it

Il vento dell’antifascismo soffia ancora per chi è senza vergogna
Pubblichiamo il discorso che Sergio Fogagnolo, presidente dell’associazione Le radici della Pace e figlio di uno dei martiri di piazzale Loreto, ha pronunciato alla celebrazione del 10 agosto 
Redazione  –  Osservatorio democratico  –  15/08/2012

Cittadine e cittadini di Milano, rappresentanti delle associazioni partigiane e delle Istituzioni civili e militari, nella mia qualità di presidente dell’Associazione Le radici della Pace che riunisce i familiari dei quindici partigiani qui assassinati dai nazifascisti il 10 agosto 1944, vi ringrazio per la vostra partecipazione.
I Quindici, ben sapendo di rischiare la vita, hanno scelto di schierarsi contro il fascismo perché era un regime violento e liberticida, totalitario e antidemocratico che, dopo aver dichiarato e perso la guerra mondiale, ci ha trascinati pure nella guerra civile, mentre era in corso la guerra di Liberazione.
La maggior parte di loro ha partecipato o ha organizzato gli scioperi del marzo ’44 che avevano l’importantissimo scopo politico di difendere gli impianti industriali che i nazisti volevano rubare e trasferire in Germania per proseguire là la produzione bellica. Ed è proprio questo che scatena la reazione di Saevecke, capo della Gestapo lombarda, che ordina la fucilazione.
Dopo averli ingannati, dicendo loro che sarebbero partiti per Bergamo, dove avrebbero lavorato per la Todt, i fascisti della Muti, volonterosi carnefici di Hitler, hanno eseguito quel ordine e li hanno assassinati qui, senza processo, alle sei del mattino, lasciandoli esposti al pubblico fino alle otto della sera. E, per terrorizzare la popolazione milanese che simpatizzava per la Resistenza, durante tutto il giorno, i militi e le ausiliarie fascisti li hanno offesi e vilipesi prendendoli a calci, pulendosi le scarpe nei poveri corpi morti, sputandoci sopra, intimidendo e minacciando chi, con coraggio, mostrava la propria pietà. I Quindici hanno affrontato la morte per quel amor di patria e quel senso di civica dignità sconosciuti alla «razza cialtrona» che, dopo aver imposto venti anni di fascismo, era fuggita a Brindisi, abbandonando il popolo al suo destino; o che, dopo aver portato il Paese nella guerra di aggressione e averla rovinosamente persa, lo trascinò, poi, nella catastrofica, sanguinosa guerra civile, costituendo la RSI.
Calamandrei ci ricorda che non siamo qui per una celebrazione: i Quindici ci convocano ogni anno per chiederci conto dell’uso che facciamo della loro eredità. Non facciamo mistero delle nostre attese nella giunta Pisapia perché il centro sinistra ci ha sempre dimostrato che considera l’antifascismo un valore, sia in occasione della presentazione del disegno di legge per tutelare gli interessi dei famigliari delle vittime delle stragi nazifasciste, che quando abbiamo chiesto la costituzione della commissione di inchiesta parlamentare; e, infine, quando, per finanziare il film che tutela la memoria di questa strage, abbiamo chiesto aiuto alla Provincia di Penati che ha risposto con diecimila euro. Nei confronti del Comune, dunque, il giudizio è sospeso. Ma siamo convinti che la risposta alle nostre aspettative non si perderà nel vento!
Ci rivolgiamo invece al centro destra perché, a fasi alterne, per quasi venti anni ha governato il Paese, la Regione, la Provincia e il Comune. Le virtù civiche della vostra classe dirigente sono esattamente misurabili e vanno dalla colpevole ignoranza della storia del Paese alla banalizzazione del fascismo, passando per la tolleranza dell’apologia di fascismo, manifestata apertamente dai poliziotti che, nel G8 di Genova, hanno torturato i dimostranti, cantando inni fascisti. Ma, passano anche per i privilegi delle cariche istituzionali, incapaci di ridurre i loro esorbitanti stipendi e gli sproposi-incapaci di ridurre i loro esorbitanti stipendi e gli spropositati rimborsi elettorali ai partiti (anche a quelli ormai chiusi!), mentre si chiedono sacrifici senza fine al Paese.
E che dire del Parlamento di nominati, che avete riempito di indagati o condannati? Come il pregiudicato Brancher, nominato ministro per l’attuazione del federalismo per poter invocare il legittimo impedimento ed evitare il giudizio della magistratura che gli chiede conto del suo ruolo nello scandalo dell’acquisizione dell’Antonveneta da parte della BPI di Fiorani. A poco più di due settimane dalla sua nomina, sarà costretto alle dimissioni dalla furia popolare e dal tempestivo intervento del Presidente della Repubblica. O come il senatore Dell’Utri, per la Corte di Cassazione, ambasciatore della mafia a Milano, che chiama “eroe” il mafioso Mangano. C’è da stupirsi, allora, se il PdL, nella passata campagna elettorale delle amministrative milanesi, definisce delinquenti i magistrati? E dobbiamo, forse, tacere di fronte alle istituzioni elettive usate come un bancomat per pagare un lauto stipendio ai vostri avvocati, alle vostre prostitute e ai vostri figli, ignoranti, illetterati e incapaci?
Altro fattore capace di misurare le virtù civiche della vostra classe dirigente è il rispetto della volontà popolare, espressa con i referendum. Uno dei più recenti voleva l’acqua pubblica; eppure è stata necessaria una sentenza della Corte Costituzionale per sventare il vostro disonesto tentativo di privatizzarla comunque, col D. L. 138 del agosto 2011 che vìola la volontà popolare.
Ma non c’è mai fine al peggio: poco tempo fa, il prestigio del Paese era stato gettato alle ortiche da un capo del governo, «inetto, vanitoso e incapace» (così lo qualifica l’ambasciatore americano a Roma in un suo rapporto del 2010 a Washington); fu necessario un passaggio di mano per poter restituire al Paese il credito della comunità internazionale, indispensabile nel momento più delicato dell’attuale, gravissima crisi economica internazionale, caparbiamente negata per ben tre anni. Eppure, dopo aver portato il Paese sull’orlo della catastrofe, il vecchio satiro ha ancora l’impudenza di ricandidarsi alla guida del governo perché vede messi a rischio gli interessi delle sue aziende e gli esiti dei suoi processi. Ma torniamo a Piazzale Loreto. La Commissione di indagine parlamentare sulle stragi nazifasciste, formata durante il governo di centro sinistra, da noi fortemente voluta e promossa, nel 2006 concludeva i suoi lavori con una vergognosa relazione della maggioranza di destra che, malgrado l’ampia documentazione contraria, negava ogni responsabilità del potere politico nell’ occultamento.
Fin dal agosto 2007, vi abbiamo chiesto qui, pubblicamente, di schierarvi con noi e di aiutarci per vedere riconosciuti i diritti alla memoria e allo studio dei documenti di questa e delle altre stragi nazifasciste de «l’armadio della vergogna». Non avete fatto una piega. Sono passati cinque anni e non è cambiato nulla. Anzi, no.
Tra gli altri soggetti che sostengono la tesi della responsabilità degli organi politici, il Consiglio della Magistratura Militare (CMM, equivalente militare del CSM civile), nella sua relazione del 23/03/99, dice chiaramente ed esplicitamente che la Magistratura Militare dell’epoca «ha illegalmente sottrattogli atti [di questi crimini] al giudice naturale».
La vostra consigliera regionale Sveva Dalmasso aveva iniziato a darci una mano; ma, alle ultime elezioni regionali, l’avete obbligata a cedere il suo posto in lista (quella con le firme false, per intenderci) a … Nicole Minetti. Per carità di patria, meglio non commentare! La libertà è un diritto costituzionale. Voi l’avete avuta gratis. Ma il prezzo della vostra libertà l’abbiamo pagato noi, famigliari delle vittime delle stragi de «l’armadio della vergogna». E quel prezzo è fatto delle nostre sofferenze e del nostro dolore. Ma, anche questo vi lascia indifferenti.
Quante orecchie deve avere un uomo [politico] prima di poter udire il pianto del popolo? La rabbia e l’indignazione popolare sono ben rappresentate da quel 40% circa di elettori che non sono andati a votare e non intendono andarci in futuro.
Eppure, non è nulla rispetto alla nostra collera, enormemente più grande, perché da quasi venti anni vi vediamo venire qui a pavoneggiarvi e fare sfoggio di antifascismo parolaio, indifferenti ai nostri appelli e all’ingiustizia del fascicolo di questa strage, nascosta per oltre 50 anni per «ragioni di stato», celebrando, svogliatamente e con parole di circostanza, un rito di cui è evidente che non vi importa nulla.
Se non volete liberarci della vostra presenza -e temo fortemente che non vogliate farlo!-, rispettate, almeno, il popolo di sciagurati che vi vota e imparate il vostro mestiere, profumatamente pagato: andate a lezione di virtù civica dagli operai della Morellato Termotecnica di San Giuliano Terme che, insieme al loro datore di lavoro, hanno rifiutato di fare i siluri e hanno preferito la cassa integrazione, piuttosto che tradire il principio di produzione etica!
Quanti morti sono necessari prima che sappia[te] che troppe persone sono morte? La risposta, amici miei, si perde nel vento

Sergio Fogagnolo, presidente dell’associazione Le radici della Pace

tratto da ANED.it

10 agosto, Milano ha ricordato i 15 Martiri di piazzale Loreto nell’anniversario dell’eccidio

 

Il 10 agosto 2012, nell’anniversario della fucilazione dei 15 Martiri di piazzale Loreto, le associazioni della Resistenza, i familiari dei caduti, gli enti locali, le forze democratiche e antifasciste milanesi hanno reso omaggio alla memoria dei combattenti per la libertà e nel contempo hanno ribadito la permanente mobilitazione a tutela dei capisaldi sanciti nella Costituzione.

– ore 10,00 – Piazzale Loreto: deposizione di corone alla stele che ricorda i 15 Martiri; interventi di rappresentanti delle istituzioni e di Sergio Fogagnolo, presidente dell’associazione “Le Radici della Pace – i 15“.
Introduce Carla Bianchi Iacono dell’ANPC.

– ore 21,00 – sempre in piazzale Loreto: manifestazione antifascista.

A seguire: testimonianza di Franco Loi, poeta, e  intrattenimento musicale “Una cantata Partigiana”.

 

 

Video

Sergio Fogagnolo http://www.youtube.com/watch?v=ezWUQ3XT0Nk

Massimo Castoldi http://www.youtube.com/watch?v=mSp-RaK0CIc

 

su contropiano.org 6 Aprile 2012

Le organizzazioni neofasciste sono rimaste a becco asciutto nelle ultime elezioni. Puntavano a capitalizzare i risultati dei loro emuli in Grecia e Francia e le crescenti proteste sociali nel paese. Ma da Nord a Sud il crollo del blocco berlusconiano travolge anche il cuore nero del centro-destra.

Non è riuscito, per ora, ai fascisti nel nostro paese di raccogliere il malcontento sociale, che qui e là hanno cercato di cavalcare, con risultati sul piano elettorale. Lo sgretolamento del blocco sociale berlusconiano ha trascinato in basso anche i gruppi fascisti che avevano prosperato all’ombra del Cavaliere. I tentativi di egemonizzare le proteste sociali nel centro-sud non sono serviti né ai fascisti di Forza Nuova né a quelli de La Destra. (altro…)

di Alessandra Kersevan

La storica Alessandra Kersevan scrive al Presidente della Repubblica: “i processi che negli anni cinquanta videro condannati decine di partigiani avvennero nel periodo più buio della guerra fredda, quando l’attacco alla resistenza garibaldina e comunista era nel suo punto più alto”.

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Annullata la parata del 2 giugno

Questa è la lettera di risposta che Lelio Basso scrisse all’allora ministro della Difesa Arnaldo Forlaniche decise di sospendere la parata militare del 2 giugno 1976 dopo il terremoto che sconvolse il Friuli.

Quindi si può fare. Scriviamo a Napolitano da qui

Udine, 1976. (Photo by Livio Fioroni/Keystone/Getty Images)

Sono personalmente grato al ministro Forlani per avere deciso la sospensione della parata militare del 2 giugno, e naturalmente mi auguro che la sospensione diventi una soppressione.

Non avevo mai capito, infatti, perché si dovesse celebrare la festa nazionale del 2 giugno con una parata militare. Che lo si facesse per la festa nazionale del 4 novembre aveva ancora un senso: il 4 novembre era la data di una battaglia che aveva chiuso vittoriosamente la prima guerra mondiale. Ma il 2 giugno fu una vittoria politica, la vittoria della coscienza civile e democratica del popolo sulle forze monarchiche e sui loro alleati: il clericalismo, il fascismo, la classe privilegiata. Perché avrebbe dovuto il popolo riconoscersi in quella sfilata di uomini armati e di mezzi militari che non avevano nulla di popolare e costituivano anzi un corpo separato, in netta contrapposizione con lo spirito della democrazia?

C’era in quella parata una sopravvivenza del passato, il segno di una classe dirigente che aveva accettato a malincuore il responso popolare del 2 giugno e cercava di nasconderne il significato di rottura con il passato, cercava anzi di ristabilire a tutti i costi la continuità con questo passato. Certo, non si era potuto dopo il 2 giugno riprendere la marcia reale come inno nazionale, ma si era comunque cercato nel passato l’inno nazionale di una repubblica che avrebbe dovuto essere tutta tesa verso l’avvenire, avrebbe dovuto essere l’annuncio di un nuovo giorno, di una nuova era della storia nazionale. Io non ho naturalmente nulla contro l’inno di Mameli, che esalta i sentimenti patriottici del Risorgimento, ma mi si riconoscerà che, essendo nato un secolo prima, in circostanze del tutto diverse, non aveva e non poteva avere nulla che esprimesse lo spirito di profondo rinnovamento democratico che animava il popolo italiano e che aveva dato vita alla Repubblica.

La Costituzione repubblicana, figlia precisamente del 2 giugno, aveva scritto nell’articolo primo che l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. (altro…)


Nelle inchieste in corso alla Regione Lombardia coinvolti anche due consiglieri vicini a CasaPound 
Elisabetta Salandra  –  Osservatorio democratico  –  19/03/2012

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