politica


La parabola di Mi-en-leh dell’ascensione di alte montagne

B. Brecht, Me-ti. Libro delle svolte, Torino, Einaudi, 1970, pp. 10-12.

http://gramsci.objectis.net/brecht/writings/theoretical-notes/la-parabola-di-mi-en-leh-dellascensione-di-alte-montagne
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Il Manifesto del Partito Comunista
Prefazione all’edizione italiana del 1893
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APPOGGIO ITALIANO AL VERTICE DI COCHABAMBA
“Per i Diritti della Natura e la Democrazia della Terra”Appello di personalità del mondo della cultura, dell’associazionismo e della politica italiani a sostegno della Conferenza Mondiale dei Popoli sul Cambiamento Climatico ed i Diritti della Madre Terra Cochabamba, Bolivia, 19-22 aprile 2010* *TESTO DELL’APPELLO (altro…)

Perdono Bonino e Bresso.Vince il partito dell’astensione. La sinistra senza scusanti
Lunedì 29 Marzo 2010 23:50
Editoriale di Alessandro Cardulli
tratto da Dazebao.0rg

Per ore e ore i leader dei partiti hanno occupato gli schermi televisivi dando una pessima prova. Ognuno ha tirato dalla sua i risultati, tutti hanno vinto, tutti hanno perso. Tutti in attesa di sapere chi fra la Bonino e la Polverini nel Lazio, la Bresso e Cota in Piemonte avrebbe prevalso.
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Aspettando marzo
Editoriale di Contropiano
lunedì 22 febbraio 2010
fonte: http://bellaciao.org/it/spip.php?article26075

“Non ci fanno paura i manganelli, ci fa molta più paura il nostro futuro”. Le semplici e dirette parole al megafono di una giovane madre occupante di case dopo le brutali cariche della polizia contro una manifestazione a Roma di lavoratori, senza casa, precari, immigrati contro la crisi, chiariscono meglio di molti altri ragionamenti una parte dei problemi con cui dobbiamo fare i conti.
Da un lato il governo e le istituzioni locali si negano a qualsiasi misura concreta per ridurre le conseguenze sociali della crisi, dall’altra negano legittimità (e appena possono li reprimono) ai soggetti sociali e politici che – dentro la crisi in atto – affermano i propri interessi al di fuori delle compatibilità istituzionali e della rappresentanza politica bipartizan. (altro…)

Non condivido l’idea che Ferrero e Vendola siano un problema, anche se è verissimo che sono (anzi siamo) affondati nella quasi inutilità per loro scazzi personali.

Condivido appieno l’idea che l’informazione indipendente debba federarsi in qualche modo. Promemoria per quando sarà fatto …. pagherei perchè l’informazione indipendente possa
arrivarmi per posta elettronica senzapesare un casino (e senza per forza doversi iscrivere a facebook o leggertela on line, insomma come questa ezine)

Tutto sommato, come sempre, ottima.

leggetela

Documento politico finale approvato dalla IV Conferenza Nazionale

Con la nostra IV Conferenza nazionale abbiamo rimesso in campo una prospettiva politica chiara e abbiamo avviato un percorso di ricostruzione e riorganizzazione territoriale. Il nostro obiettivo è fare sì che i Gc tornino ad essere il centro delle lotte delle giovani generazioni nel nostro Paese.

Abbiamo alle spalle anni di scontri interni, di sistematico indebolimento della nostra presenza organizzata, di scollamento progressivo tra il centro e i territori. Anni di errori nella linea politica, spesso tesa a indirizzare l’organizzazione verso il suo superamento e la sua diluizione in soggetti altri. Portiamo ancora oggi le ferite della scissione.
Rispetto a questo passato recente ci impegniamo al massimo della discontinuità, nelle pratiche e nella linea politica.

Tuttavia non siamo all’anno zero. In questi mesi si è mostrato un tessuto di militanza, di generosità, di impegno, di dedizione che in tanta parte del Paese ha tenuto aperti i circoli e le federazioni, promosso iniziative, curato il tesseramento, costruito relazioni con i movimenti e i conflitti accesi in ogni singolo territorio, che ha portato la propria solidarietà all’Abruzzo in ginocchio. Questa è l’organizzazione dalla quale ripartiremo.
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Per farlo al meglio serve il massimo dell’unità al nostro interno: per questo la proposta che avanziamo è quella della gestione unitaria e del rilancio condiviso della nostra organizzazione.

Sul piano delle lotte individuiamo alcune priorità, intorno a cui ricostruire a tutti gli effetti un profilo credibile di conflitto.

In primo luogo il lavoro e la precarietà (che è anche precarietà esistenziale). Noi proponiamo tre obiettivi: l’abrogazione immediata della legge 30, simbolo e causa della precarietà generalizzata, e l’individuazione del tempo indeterminato come formula contrattuale canonica (attraverso la proposta di un referendum popolare); un nuovo meccanismo di adeguamento automatico delle retribuzioni da lavoro dipendente all’inflazione reale; l’erogazione di un salario sociale mensile di 1000 euro per i disoccupati di lunga durata (oltre i 12 mesi) e per i giovani in attesa della prima occupazione.
Scuola e Università. Un grande movimento in difesa dell’istruzione pubblica ha, nell’autunno 2008 e, con maggiore difficoltà, negli ultimi mesi, occupato piazze, scuole e Università. L’Onda ha svolto un ruolo determinante perché ha espresso un livello di conflittualità e di mobilitazione enorme. Come Gc proponiamo una piattaforma di rivendicazioni in grado di connettere la lotta degli studenti medi, quella degli universitari, dei ricercatori e dei lavoratori della scuola. Sul piano delle forme la nostra proposta è quella di mettere in relazione tra loro – attraverso la definizione di una rete dei soggetti in formazione – tutte le realtà di movimento (collettivi, strutture territoriali dei sindacati studenteschi, circoli di partito) nelle quali le nostre compagne e i nostri compagni operano, definendo finalmente una linea politica precisa e comune.
Migranti e antifascismo. Ci poniamo concretamente l’obiettivo di fare attraversare la nostra organizzazione dai migranti, ricercando le forme per promuovere un coordinamento permanente di tutte le forze antirazziste. Allo scopo, scegliamo di investire nella costruzione di una campagna di massa contro il razzismo che contempli la parola d’ordine del ritiro dell’ultimo pacchetto sicurezza e quella dello scioglimento immediato delle organizzazioni di estrema destra, xenofobe e antisemite (collochiamo in questo quadro la ripresa di una nostra iniziativa di antifascismo militante, non commemorativa o liturgica). Contestualmente, ci impegniamo a intraprendere azioni concrete come l’apertura di sportelli legali e scuole di alfabetizzazione, intesi come strumenti essenziali per dare una risposta immediata ai bisogni primari dei migranti (casa, lavoro, permesso di soggiorno) e per costruire spazi di mutualismo e solidarietà.

A fianco di questi impegni collochiamo la nostra battaglia per la democrazia di genere (da esercitare anche all’interno della nostra organizzazione), i diritti civili (in un contesto di grave arretramento e di attacco costante alla libertà di autodeterminazione di donne e uomini e al diritto di vivere appieno la propria sessualità) e, a fianco del movimento GLBTQ, contro la cultura omofoba e sessista dilagante.
Fortunatamente non siamo soli in questo lavoro straordinario. Stiamo attraversando mesi di rinascita del conflitto sociale. Dall’Onda ad un protagonismo dei lavoratori cresciuto esponenzialmente. Dalla lotta dei metalmeccanici e della sinistra sindacale contro la distruzione del contratto nazionale di lavoro, alla manifestazione anti-razzista del 17 ottobre scorso. Dalle battaglie democratiche sull’informazione alla splendida giornata del 5 dicembre contro il governo Berlusconi.
Collochiamo la nostra organizzazione al servizio del conflitto sociale.
Per farlo al meglio servono due cose:
investire sull’organizzazione. Mettiamo al centro i territori, le realtà provinciali e le realtà delle piccole città, dove i compagni sono stati nel passato troppo spesso abbandonati a loro stessi. Mettiamo al centro le nostre pratiche sociali (dai Gap alle brigate di solidarietà attiva nelle fabbriche in crisi); valorizziamo al massimo la nostra internità strategica ai movimenti e ai conflitti, una internità che rivendichiamo senza presunzione di autosufficienza o di superiorità (al contrario di altri non ci definiamo avanguardia e portatori di verità e coscienze esterne); e lavoriamo alla costruzione di un nuovo immaginario, per una teoria e una pratica comunista all’altezza dei tempi e che ruoti intorno all’idea dell’investimento sull’autogoverno dei soggetti subalterni e dell’autogestione della produzione;
avviare un percorso unitario. Il partito ha scelto, per declinarlo, la strada della Federazione della Sinistra. Una strada giusta, avanzata, che risponde positivamente alla richiesta di unità e coordinamento dell’iniziativa politica e sociale della sinistra. Come Giovani Comunisti/e siamo in questo percorso e avanziamo la proposta di dar vita ad uno spazio politico giovanile comunista e di sinistra: un’aggregazione aperta alle organizzazioni giovanili comuniste (anche alla luce della positiva esperienza del campeggio estivo “Alternativa Rebelde”) e della sinistra, ai movimenti, alle migliori intelligenze critiche, alle realtà auto-organizzate del sindacalismo di base, alle realtà studentesche, alle molteplici realtà associative e aggregative che condividono l’idea della trasformazione, disposte ad avviare un percorso unitario.

Movimento della Pantera – 1990 from Pantera on Vimeo.

Sinistra in libertà, manca il manuale d’istruzioni

di Alessandro Robecchi

su il manifesto del 15/11/2009

La recente scissione di Sinistra & Libertà ha provocato smarrimento. Proprio così: smarrimento del libretto delle istruzioni. E ora chi lo sa come diavolo si installano tutte queste componenti? Leggo con angoscia che la componente socialista (Psi) è l’unica a detenere la password del sito del partito. Mi chiedo quale componente ha la chiave del box, e dove i fuoriusciti del Pdci metteranno il motorino, e se i Mussiani finalmente usciranno dal bagno dove stanno ormai da due ore. Mi sfugge al momento la posizione dei Faviani di Sinistra Democratica, ho provato a collegarli agli ex Pdci ed è saltata la luce, meno male che c’è il salvavita. Quanto agli ex di Rifondazione, la dialettica interna li spinge all’alleanza con il Sole che Ride con l’intento programmatico di avere lo sconto per comitive al cinema (bastano sei dirigenti). Non è chiaro però se le trattative siano in mano ai Vendoliani di sinistra o ai Vendoliani di centro, il che accresce le tentazioni post-vendoliane di un ritorno alla natura e al ballare nudi nelle notti di luna piena.
Il clima è rovente e le accuse si accavallano. Due nenciniani sono stati attaccati dai cinghiali in Toscana. Nel Lazio l’ex senatore Falomi ha smentito l’esistenza di Falomiani, «a meno che mia moglie non mi abbia tenuto all’oscuro». Vedo all’orizzonte anche qualche problema di carta intestata: si pensa a un nuovo nome per il partito: SinistraEcologiaeLibertà.it, oppure SinistraEcologiaLibertàRestiamoUniti.it, oppure ancora SinistraEcologiaLibertàePassaLaCanna.it. Quel che conta, si dice, è incidere sulla società. Incidere profondamente e lasciare un segno, almeno nella prossima edizione del Guinness dei Primati.
Prego gli affezionati lettori di non insultarmi accusandomi di appartenere a Rifondazione, o al Pdci, o al Pd, ai Riformisti Uraniani della Terza Luna, o a Scientology, o ai Sansonettiani Rinati del Settimo Giorno. Piuttosto, se trovate il manuale di istruzioni, mandatemelo!

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