E quello che capita


mensile del partito di unità proletaria per il comunismo

anno 1 n°1. Maggio 1975

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Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.

Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.

Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.

Femmina penso, se penso l’umano
la mia compagna, ti prendo per mano.

(Edoardo Sanguineti “Ballata delle donne)

Annullata la parata del 2 giugno

Questa è la lettera di risposta che Lelio Basso scrisse all’allora ministro della Difesa Arnaldo Forlaniche decise di sospendere la parata militare del 2 giugno 1976 dopo il terremoto che sconvolse il Friuli.

Quindi si può fare. Scriviamo a Napolitano da qui

Udine, 1976. (Photo by Livio Fioroni/Keystone/Getty Images)

Sono personalmente grato al ministro Forlani per avere deciso la sospensione della parata militare del 2 giugno, e naturalmente mi auguro che la sospensione diventi una soppressione.

Non avevo mai capito, infatti, perché si dovesse celebrare la festa nazionale del 2 giugno con una parata militare. Che lo si facesse per la festa nazionale del 4 novembre aveva ancora un senso: il 4 novembre era la data di una battaglia che aveva chiuso vittoriosamente la prima guerra mondiale. Ma il 2 giugno fu una vittoria politica, la vittoria della coscienza civile e democratica del popolo sulle forze monarchiche e sui loro alleati: il clericalismo, il fascismo, la classe privilegiata. Perché avrebbe dovuto il popolo riconoscersi in quella sfilata di uomini armati e di mezzi militari che non avevano nulla di popolare e costituivano anzi un corpo separato, in netta contrapposizione con lo spirito della democrazia?

C’era in quella parata una sopravvivenza del passato, il segno di una classe dirigente che aveva accettato a malincuore il responso popolare del 2 giugno e cercava di nasconderne il significato di rottura con il passato, cercava anzi di ristabilire a tutti i costi la continuità con questo passato. Certo, non si era potuto dopo il 2 giugno riprendere la marcia reale come inno nazionale, ma si era comunque cercato nel passato l’inno nazionale di una repubblica che avrebbe dovuto essere tutta tesa verso l’avvenire, avrebbe dovuto essere l’annuncio di un nuovo giorno, di una nuova era della storia nazionale. Io non ho naturalmente nulla contro l’inno di Mameli, che esalta i sentimenti patriottici del Risorgimento, ma mi si riconoscerà che, essendo nato un secolo prima, in circostanze del tutto diverse, non aveva e non poteva avere nulla che esprimesse lo spirito di profondo rinnovamento democratico che animava il popolo italiano e che aveva dato vita alla Repubblica.

La Costituzione repubblicana, figlia precisamente del 2 giugno, aveva scritto nell’articolo primo che l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. (altro…)

Sul muro c'era scritto col gesso
viva la guerra.
Chi l'ha scritto
è già caduto.
chi sta in alto dice:
... si va verso la gloria.
Chi sta in basso dice:
si va verso la fossa.
La guerra che verrà
non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell' ultima
c'erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente egualmente.
Al momento di marciare molti non sanno
che alla loro testa marcia il nemico.
La voce che li comanda
è la voce del loro nemico.
E chi parla del nemico
è lui stesso il nemico.

Franco Berardi Bifo: a scuola di rivolta!.

Primo Amore Rivoluzionario
6 luglio 2010

io devo molto al movimento di cui riporto la storia più sotto.

E’ stato il catalizzatore che ha innescato il mio interesse per i movimenti di Liberazione.

Lo incontrai al Liceo. Ero già appassionato di politica ma era uno di quei ragazzi tutta teoria secondo cui il processo rivoluzionario deve procedere per fasi graduali e determinate (feudale,borghese, proletarizzazione) e dato che MAI bisogna rinunciare alla democrazia di stampo occidentale , il risultato era che semmai fosse possibile una rivoluzione lo era SOLO nell’ambito dei Paesi sviluppati.

E i Paesi del Terzo Mondo? Beh loro erano da salvare ma non erano in grado di salvarsi.

Anzi come la causa palestinese, scivolavano quasi sempre in concetti di nazionalismo e di commistioni forti con la cultura patriarcale che li rendevano più dannosi che positivi , considerando tutte le energie che occorrevano per essi.
(altro…)

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Wordle: internazionale di Fortini

A proposito d’Ivan Della Mea

di Pilade Cantini

su redazione del 14/06/2009

Non dovevi morire proprio ora
compagno Ivano, come ti chiamavo
venticinquanni dopo Berlinguer
e pochi giorni
dopo una sconfitta
era già tanto triste il comunista,
e proprio ora, poi, non c’è ragione
ora che anch’io c’ho la cara moglie
che come me c’ha l’odio del padrone
delle sue voglie
sempre soddisfatte.

Non dovevi morire proprio ora
compagno mio, che mossa fuori moda
e un canto rosso in cielo s’alzi e d’oda
per noi che ci s’arrende
manco morti
perché son troppi i torti
che trovano diritto in questo mondo
che dicono rotondo
ma che contro di noi si fa quadrato
e gli angoli ci bucano
il pensiero.

Non dovevi morire proprio ora
Ivano, ascolta me, fai retromarcia
dillo alla Clara, che c’ha la patente
tra tanta gente
marcia, gonfia d’ipocrisia
che fai, pigli e vai via
proprio te?
fammi il piacere, vai, dai retta a me
ripensaci e ritorna sulla scena
si canta una mezzora
si ragiona
e verso mezzanotte si va a cena.

Pilade Cantini, 14/06/2009

insurrezione vittoriosa

insurrezione vittoriosa

il primo maggio di quest’ anno si intitola -citando il Vasco nazionale -il mondo che vorrei. Si lavora per una futura composizione dal titolo “prendere il potere subito”.
“Il mondo che vorrei” e’ anche il titolo della raccolta fondi promossa dall’Associazione Isi Onlus di CGIL, CISL e UIL e finalizzata all’istituzione di borse di studio destinate agli orfani dei morti sul lavoro.

Si contribuisce mandano un sms al numero 48585

Δεν θα πληρώσουμε εμείς την κρίση σας!