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tratto da carmillaonline

 

L’allevatore Vincenzo Fornaro è rimasto senza gregge perché i suoi armenti sono stati avvelenati dalla diossina e dalle polveri dell’Ilva di Taranto, il cui famigerato camino E312 proietta la sua ombra sinistra in una campagna dove il pascolo è stato vietato. Sono a rischio incenerimento anche le prelibate cozze del Mar Piccolo, di cui il miticoltore Egidio D’Ippolito canta le meraviglie. Delle cozze pelose, quelle rarità del mare che nobilitano la tavola e intorbidano la moralità di taluni politici pugliesi, neanche a parlarne perché crescono in colonie, nei fondali del Mar Piccolo, dove per decenni si sono depositati i metalli pesanti, residui malsani di tutte le stagioni dell’industrializzazione tarantina, dall’Arsenale all’acciaio. (altro…)

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TARANTO – E’ arrivato ieri il via libera della Camera al decreto 61 del 4 giugno, meglio conosciuto come ‘salva Ilva bis”: 299 i sì, 112 i contrari (M5S e Lega), 34 gli astenuti (SEL). Il provvedimento originario dall’affascinante titolo “Nuove disposizioni urgenti a tutela dell’ambiente, della salute e del lavoro in imprese di carattere strategico nazionale”, sarà applicato all’Ilva di Taranto e di Genova, Novi Ligure, Racconigi, Marghera e Patrica, ma varrà anche per tutti gli altri complessi industriali che dovessero trovarsi in una situazione analoga. Il testo è stato modificato sia nelle commissioni riunite Ambiente e Attività produttive che dall’Assemblea e passa ora all’esame di Palazzo Madama (salvo altri emendamenti oltre i 30 inseriti a Montecitorio).

Come riportato nei giorni scorsi, tra le modifiche più rilevanti vi è la possibilità che il commissariamento possa riguardare il solo ramo di azienda che non abbia rispettato le prescrizioni AIA (autorizzazione integrata ambientale) e non tutta l’impresa, ma soltanto “in caso di reiterai pericoli gravi e rilevanti”: se ne accade uno alla settimana o al mese, non ci saranno “problemi”. Inoltre, il commissario avrà facoltà di intervenire solo nei siti industriali di interesse strategico nazionale con non meno di mille dipendenti (cassa integrazione compresa). (altro…)

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SINTESI

Sono felice di vedere un’assemblea che non è composta da soli operai.

Da Taranto partirà nei prossimi mesi una battaglia ch esappia indivisuare il ruolo della siderurgia. E assieme agli altri focoali di lotta si farà saltare la politica dello strangolamento per debito.

 

Se la città si muoverà all’unisono il movimento sapraà coinvolgere altri settori sociali (come succede in valle Susa) si spaccheranno i  sindacati e le organizzazioni politiche.

 

Non esiste la riconversione produttiva senza il coinvolgimento delle amministrazioni (comune, provincia) e possibilmente il governo attraverso una piattaforma da elaborare.

 

L’assemblea di oggi deve restare  operativa e vigilare preventivamente sui fondi pubblici destinati all’Ilva.

I tempi non saranno facili, la val di susa militarizzata ce lo dimostra, ma più si moltiplicheranno i focolai di lotta più il potere sarà costretto a scendere a patti. Organizzarsi significa costruire programmi e realizzarli passo passo: trasformare Taranto è possibile se questo movimento saprà individuare gli obiettivi e le tappe di questo percorso.

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Inquinamento… “di classe”

tratto da siderlandia.

Le classi sociali più basse hanno tassi di mortalità e di ricorso al ricovero ospedaliero più alte di circa il 20% rispetto alle classi sociali più abbienti

di Salvatore Romeo (’84)

“Quando muoio non voglio niente del paradiso:
io i lavori del paradiso non li saprei fare.
Prego che il diavolo mi venga a prendere
e mi metta nelle fornaci ardenti dell’inferno.”

(B. Springsteen, Youngstown)

 

C’è un dato contenuto nella perizia medico-epidemiologica recentemente depositata presso il Tribunale di Taranto nel quadro del processo contro l’ILVA cui, tranne rare eccezioni (si segnala questo bel pezzo di Francesco Casula), non è stato dato quasi per nulla risalto. I curatori del documento – dott. Forastiere, prof. Biggeri e prof.ssa Triassi – così scrivono:

“La città di Taranto (e i due comuni limitrofi Statte e Massafra) presentano un quadro sociale variegato con presenza contemporanea di aree ad elevata emarginazione e povertà ed aree abbienti. A questa stratificazione sociale si associano differenze importanti di salute (e di probabilità di morte). Le classi sociali più basse hanno tassi di mortalità e di ricorso al ricovero ospedaliero più alte di circa il 20% rispetto alle classi sociali più abbienti [corsivo mio].”

 

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